Derivati dei Comuni, alla Corte conti il giudizio su politici e funzionari

(www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com) – Rischiano di dover risarcire il danno in prima persona funzionari e amministratori locali che – dopo il via libera alle operazioni di «finanza derivata» anche per gli enti territoriali (legge 448/2001) – hanno stipulato contratti di copertura del debito con effetti negativi sui bilanci. Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 9680/2019, hanno infatti confermato la condanna per danno erariale del funzionario responsabile dell’area “Amministrativo Finanziaria” e dell’allora sindaco di un piccolissimo comune in provincia di Terni.

La Suprema Corte, in particolare, ha ribadito la piena legittimità della giurisdizione della Corte dei conti stabilendo che «è inammissibile il ricorso con cui si censuri la decisione del Giudice contabile per pretesa invasione della sfera della discrezionalità dell’amministrazione e, quindi, per eccesso di potere giurisdizionale». 

Il Giudice contabile, dunque, è pienamente legittimato non a sindacare la scelta in sé – utilizzo o meno del derivato per ristrutturare il debito -, bensì la «concreta realizzazione ed esecuzione dell’operazione di finanza derivata». Vale a dire le condizioni a cui il contratto è stato poi effettivamente sottoscritto. Il caso affrontato è paradigmatico: il piccolo comune aveva accumulato un debito di quasi 800mila euro per mutui a tasso fisso contratti con la Cassa depositi e prestiti. 

Per fronte alla ingente spesa aveva aderito alla proposta di ristrutturazione avanzata nel dicembre 2005 dalla Bnl attraverso un’operazione di finanza derivata del tipo Interest Rate Swap con clausole floor e cap. Tuttavia, come emerso successivamente, il contratto risultava sbilanciato a favore dell’istituto a causa dei “costi impliciti” non valutati dal cliente al momento della sottoscrizione. Il mispricing ammontava a quasi 20mila euro, pari al 4,8% del nozionale medio. Ed è questa la somma a cui il funzionario, per la metà, e gli amministratori (tra cui il sindaco), per l’altra metà, sono stati condannati a risarcire il Comune.