Fondi sanitari integrativi: la soluzione per evitare il “rischio salute”

(Ipsoa.it) – Nel proprio intervento al Senato di richiesta della fiducia il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha sottolineato come sia compito del Governo quello di invertire la tendenza ad una contrazione della spesa sanitaria per garantire la necessaria equità nell’accesso alle cure.

Il quadro che emerge dal Rapporto Censis-Rbm “Assicurazione Salute” presentato al Welfare Day 2018 delinea uno scenario in cui si intreccia crisi economica e copertura del rischio salute con un notevole impatto sui cittadini. Diventa allora necessario, viene sottolineato, il contributo che può essere fornito dalla sanità integrativa.

Incidenza della spesa sanitaria privata

Un dato particolarmente eloquente è rappresentato dall’incremento della spesa sanitaria privata che arriverà a fine anno al valore record di 40 miliardi di euro (era di 37,3 miliardi lo scorso anno). Nel periodo 2013-2017 è aumentata del 9,6 per cento in termini reali, molto più dei consumi complessivi (+5,3 per cento).

Nell’ultimo anno sono stati 44 milioni gli italiani che hanno speso soldi di tasca propria (out of pocket) per pagare prestazioni sanitarie per intero o in parte con il ticket. La spesa sanitaria privata pesa di più sui budget delle famiglie più deboli.

Nel periodo 2014-2016 i consumi delle famiglie operaie sono rimasti fermi (+0,1 per cento), ma le spese sanitarie private sono aumentate del 6,4 per cento (in media 86 euro in più nell’ultimo anno per famiglia). Per gli imprenditori c’è stato invece un forte incremento dei consumi (+6 per cento) e una crescita inferiore della spesa sanitaria privata (+4,5 per cento): in media 80 euro in più nell’ultimo anno.

Per gli operai, sottolinea il Censis, l’intera tredicesima se ne va per pagare cure sanitarie familiari: quasi 1.100 euro all’anno.

Per 7 famiglie a basso reddito su 10 la spesa privata per la salute incide pesantemente sulle risorse familiari. Particolarmente allarmante è poi l’evidenza per cui nell’ultimo anno, per pagare le spese per la salute 7 milioni di italiani si sono indebitati e 2,8 milioni hanno dovuto usare il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi.

Solo il 41 per cento degli italiani copre le spese sanitarie esclusivamente con il proprio reddito; il 23,3 per cento deve integrarlo attingendo ai risparmi, mentre il 35,6 per cento deve usare i risparmi o fare debiti (in questo caso la percentuale sale al 41 per tra le famiglie a basso reddito). Il 47 per cento degli italiani taglia le altre spese per pagarsi la sanità (e la quota sale al 51 per cento tra le famiglie meno abbienti).

Ruolo della sanità integrativa

Così come sottolinea Rbm Salute l’evoluzione verso un modello multi-pilastro anche in sanità appare sempre più ineludibile anche nel nostro Paese per preservare per noi e per le future generazioni quelle caratteristiche di universalismo, uguaglianza e solidarietà che rappresentano da sempre i punti qualificanti del sistema sanitario italiano.

La spesa sanitaria out of pocket può essere contrastata restituendo una dimensione sociale alla spesa sanitaria privata, attraverso un’intermediazione strutturata da parte di Compagnie assicurative e Fondi Sanitari Integrativi.

Quello che viene rimarcato è che la situazione è tanto più paradossale se si pensa che coloro che già beneficiano già di una Forma sanitaria integrativa hanno la garanzia di avere già pagata oltre il 66 per cento delle cure che dovrebbero pagare di tasca propria (il valore di rimborso medio nel 2017 si è attestato, infatti, a € 433,15).

Per l’effettiva tutela della salute, che da sempre è uno dei beni di maggior importanza per tutti i cittadini, viene ritenuto ormai indifferibile l’avvio anche in Sanità un “Secondo pilastro”, su base istituzionale (ovvero per tutti i cittadini) o almeno su base occupazionale (per tutti coloro che dichiarano un reddito imponibile), come già avvenuto in campo pensionistico.

Si potrebbe così realizzare un effettivo affidamento in gestione della spesa sanitaria privata di tutti i cittadini ad un sistema collettivo a governance pubblica e gestione privata in grado di assicurare una “congiunzione” tra le strutture sanitarie private (erogatori) e dei cosiddetti “terzi paganti professionali” (le Forme sanitarie integrative, appunto) con una funzionalizzazione della spesa sanitaria privata alla tutela complessiva della salute dei cittadini.

Un Secondo pilastro strutturato anche in sanità, inoltre, consentirebbe di contenere anche i gap assistenziali sempre più evidenti tra i diversi Servizi Sanitari Regionali, favorendo altresì un contenimento del costo unitario delle singole prestazioni/beni sanitari (si tratta, in media, di un risparmio compreso attualmente tra il 20 ed il 30 per cento) erogate privatamente ampliando l’accessibilità ai percorsi di cura da parte dei cittadini.

Osservazioni della COVIP

Va ancora sottolineato come la COVIP nella propria Relazione annuale, appena pubblicata, affronti il tema della convergenza tra fondi pensione e fondi sanitari. Le disposizioni in materia di Welfare aziendale introdotte in maniera permanente con la legge di Bilancio 2017, osserva l’Autorità di vigilanza, possono offrire un importante contributo allo sviluppo della previdenza complementare, prevedendo un regime fiscale di particolare favore nelle ipotesi in cui siano destinate ai fondi pensione somme derivanti dai premi di risultato.

Oggi la maggior parte dei fondi pensione negoziali raccoglie, in virtù di contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali, flussi contributivi derivanti dai premi di risultato; i relativi importi, in linea generale ancora piuttosto contenuti, raggiungono livelli più significativi in fondi aziendali o di gruppo.

Nella più complessiva prospettiva di Welfare integrativo, prosegue la Commissione, il settore della sanità integrativa, seppur già largamente sviluppato (operano sul mercato oltre 500 fondi), non risulta adeguatamente regolato né efficacemente vigilato.

In tale contesto, risulta opportuno avviare un percorso di riordino che, confermando la centralità del Servizio Sanitario Nazionale, ponga le basi per un sistema di sanità integrativa che assicuri una sana e prudente gestione delle risorse amministrate e razionalizzi le prestazioni in un’ottica di migliore coordinamento e sinergia con quelle assicurate dal pilastro pubblico.

Per il buon funzionamento del settore della sanità integrativa occorre migliorare il sistema dei controlli e individuare e contrastare eventuali condotte elusive o scorrette rispetto alle finalità da perseguire. Si potrebbe valutare l’attribuzione della vigilanza a un’unica Autorità nei settori della previdenza complementare e della sanità integrativa, è la proposta, anche al fine di agevolare delle sinergie tra tali settori, mantenendo presso i Ministeri competenti – Lavoro e Salute – l’alta vigilanza sugli stessi.

Un’Autorità di vigilanza a vocazione sociale potrebbe, infatti, meglio contemperare le esigenze di tutela delle persone con quelle di stabilità ed equità del sistema di Welfare nel suo complesso, contribuendo a realizzare un modello sociale più solido, inclusivo e sostenibile.