Responsabilità civili e penali dei sindaci delle società che falliscono per “mala gestio” degli amministratori

(www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com) – Società di capitali – Amministratori – Azione di responsabilità per “mala gestio” (articolo 2393 c.c.) – Responsabilità verso i creditori social i (articolo 2394 c.c.) – Responsabilità dei sindaci (articolo 2407 c.c.) – Sussiste – Fattispecie.
Dato che il compito essenziale dei sindaci di vigilare sul rispetto dei principi di corretta amministrazione è stato amplificato dalla riforma del diritto societario del 2003, dovere del collegio sindacale non è quello di valutare l’opportunità della scelta gestoria ma di verificare che gli amministratori compiano la stessa nel rispetto di tutte le regole che disciplinano il corretto procedimento decisionale, nelle concrete circostanze. Perciò, a fronte di iniziative anomale da parte dell’organo amministrativo di società per azioni, i sindaci hanno dunque l’obbligo di porre in essere, con tempestività, tutti gli atti necessari all’assolvimento dell’incarico con diligenza, correttezza e buona fede, attivando ogni loro potere (se non di intervento sulla gestione, che non compete se non in casi eccezionali) di sollecitazione e denuncia doverosi per un organo di controllo, non essendo loro consentito di rimanere acriticamente legati e dipendenti dalle scelte dell’amministratore, quando queste collidano con i doveri imposti dalla legge, ma dovendosi spingere a pretendere dal medesimo le azioni correttive necessarie. In mancanza, essi concorrono nell’illecito civile commesso dagli amministratori della società per omesso esercizio dei poteri-doveri di controllo loro attribuiti dalla legge. (Nel caso di specie, gli ex amministratori e sindaci di una s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa erano condannati al risarcimento del danno per mala gestio ed omesso controllo sui fatti dei delegati, in una vicenda caratterizzata dall’agire degli amministratori senza il rispetto dei principi di corretta gestione, protrattosi nel tempo).
• Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 29 dicembre 2017 n. 31204

Reati fallimentari – Bancarotta fraudolenta (articolo 223 legge fall.) – Distrazione e dissipazione del patrimonio – Omessa vigilanza da parte dei sindaci della società – Responsabilità dei sindaci – Dolo generico – Fattispecie.
Quando è evidente la macroscopica attitudine delle condotte poste in essere dagli amministratori a pregiudicare la salute economica della società, essa deve costituire un segnale d’allarme per l’organismo preposto al controllo tale che sussiste in capo ai sindaci l’elemento soggettivo del reato previsto dall’articolo 223 della legge fallimentare (fatti di bancarotta fraudolenta), in ragione della evidente natura distrattiva, dissipatoria o, comunque, fonte di pericolo per la società, delle condotte poste in essere dagli amministratori e dell’esistenza di un obbligo, in capo ai sindaci, di non limitarsi ad un mero controllo formale della contabilità ma di vigilare, in forma penetrante e costante, sul generale andamento gestionale societario. Le ipotesi di causazione dolosa del fallimento e di fallimento determinato da operazioni dolose vanno tenute distinte e non sono assimilabili, la prima fattispecie essendo a dolo specifico, tipica degli amministratori, la seconda essendo a dolo generico, contestata ai sindaci. (Nel caso di specie, agli amministratori della società erano state contestate le condotte di raccolta e mancato smaltimento rifiuti con illegittima contabilizzazione dei costi; emissione di ricevute bancarie fittizie; assunzione del mutuo ipotecario e dolosa gestione societaria volta a favorire le distrazioni e dissipazioni. Ai membri del collegio sindacale di avere omesso di vigilare sul generale andamento della società e di controllare la regolare tenuta della contabilità, così non impedendone il fallimento).
• Corte di Cassazione, sezione feriale penale, sentenza 16 novembre 2017 n. 52433

Reati fallimentari – Bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale (articoli 216 e 223, comma 1, legge fall.) – Bancarotta impropria (articolo 223, comma 2, n. 2) – Caratteri distintivi – Concorso materiale.
In relazione ai reati di bancarotta patrimoniale e documentale e impropria, deve escludersi il concorso formale mentre è ravvisabile il concorso materiale tutte le volte che si siano verificati non solo i fatti di bancarotta contemplati dall’articolo 216 legge fall. ma differenti e autonomi comportamenti dolosi, che concretandosi in abuso o infedeltà nell’esercizio della carica ricoperta o in un atto intrinsecamente pericoloso per l’andamento economico finanziario della società – siano stati causa del fallimento. Sono due ambiti diversi: il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale (articoli 216 e 223, comma 1, legge fall.) postula il compimento di atti di distrazione o dissipazione di beni societari ovvero di occultamento, distruzione o tenuta di libri e scritture contabili in modo da non consentire la ricostruzione delle vicende societarie, che mettono in pericolo le ragioni dei creditori, a prescindere dal fatto che abbiano provocato il fallimento; il reato di bancarotta impropria (articolo 223, comma 2, n. 2) concerne, invece, condotte dolose che non costituiscono distrazione o dissipazione di attività ma che devono porsi in nesso eziologico con il fallimento.
• Corte di Cassazione, sezione V penale, sentenza 15 luglio 2016 n. 30333

Società di capitali – Azione di responsabilità contro i sindaci – Responsabilità solidale di amministratori e sindaci (articolo 2407 c.c.) – Mancato riscontro di violazioni macroscopiche – Sussiste.
La responsabilità solidale di amministratori e sindaci si estende al contenuto della gestione nel caso in cui il danno non si sarebbe verificato se i sindaci avessero adeguatamente vigilato, posto che il dovere di vigilanza si intende trasgredito tutte le volte che i membri dell’organo di controllo non abbiano riscontrato una violazione macroscopica o non abbiano comunque posto in essere una reazione adeguata di fronte a comportamenti illegittimi o irregolari segnalandoli all’assemblea o denunciandoli al pubblico ministero ex articolo 2409 del Codice civile. (Nel caso di specie, il fallimento di una s.p.a. conveniva in giudizio i membri del collegio sindacale e gli amministratori per sentirli condannare al risarcimento del danno arrecato a causa del mancato controllo esercitato su atti compiuti dagli amministratori – bonifici di elevato importo, operazioni fittizie, fatture intestate a società del gruppo -, che ne avevano poi integralmente depauperato l’attivo, ritenendo provato il nesso di causalità fra omissioni e pregiudizio arrecato e disponendo una riparazione di oltre un milione e mezzo di euro).
• Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 13 giugno 2014 n. 13517