Animali selvatici, l’ente locale non paga se non c’è la prova della sua colpa

(www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com) – In caso di incidente stradale causato dalla presenza di animali selvatici, l’azione proposta dal danneggiato per ottenere il ristoro dei danni subiti dalla sua vettura non ha natura indennitaria, ma risarcitoria. Di conseguenza, occorre rispettare le regole dettate in materia di responsabilità extracontrattuale e provare tutti gli elementi costitutivi dell’illecito da parte dell’ente tenuto al controllo delle strade. È quanto emerge dalla sentenza n. 27543, depositata ieri, con la quale i giudici di legittimità hanno negato il risarcimento del danno all’automobilista, il quale non aveva dimostrato la colpa dell’Amministrazione.

La vicenda
La controversia trae origine dalla collisione avvenuta su una strada provinciale tra un conducente di un’autovettura e un cinghiale comparso improvvisamente sulla carreggiata. A seguito dell’impatto, la vettura riportava ingenti danni e, di conseguenza, l’automobilista citava in giudizio la Regione Abruzzo e la Provincia di Chieti per ottenerne il risarcimento.
La vicenda giudiziaria, in prima battuta, veniva, risolta a favore dello sfortunato cittadino dal giudice di pace il quale riconosceva «un’atipica responsabilità da attribuzione del rischio» in capo alla Regione, tenuta a corrispondere un indennizzo all’automobilista. In seconda istanza, invece, il Tribunale riconduceva la questione nell’ambito della responsabilità extracontrattuale e riteneva che l’automobilista non avesse fornito alcuna prova degli elementi costitutivi dell’illecito da parte della Regione, in modo particolare sulla colpa, come «l’esistenza di fonti incontrollate di richiamo della selvaggina verso la sede stradale», o ancora «la mancata adozione di tecniche di captazione degli animali verso le aree boscose lontane da strade e agglomerati urbani».

La decisione
La Cassazione conferma il verdetto d’appello ribadendo le regole che governano le fattispecie di incidenti tra automobilisti e animali selvatici. Innanzitutto, chiosano i giudici di legittimità, «l’azione introdotta ha natura strettamente risarcitoria, tendente all’accertamento della responsabilità aquiliana della P.A. e non natura indennitaria come inopinatamente affermato dal giudice di primo grado». Da ciò deriva, prosegue la Corte, che devono essere allegati e provati gli elementi costitutivi del fatto illecito, tra cui l’elemento della colpa dell’ente locale responsabile. In altri termini, «il danneggiato dalla fauna selvatica è gravato dall’onere di provare non solo il danno ma anche il concreto comportamento colposo ascrivibile all’ente tenuto al controllo della fauna». Non è, quindi, risarcibile il danno subito dal cittadino se non si raggiunge la prova del comportamento colposo dell’ente pubblico, dimostrando, ad esempio, l’assenza di una adeguata segnalazione del pericolo di animali selvatici. E nel caso di specie, nessuna prova sul punto è stata fornita dall’automobilista.