Avvocato responsabile se la scelta processuale ritarda la realizzazione dell’interesse del cliente

(quotidianodiritto.ilsole24ore.com) – La responsabilità professionale dell’avvocato può scaturire anche da una scelta processuale che, pur di per sé non erronea o controproducente, nondimeno ritardi la realizzazione dell’interesse del cliente. Lo ha detto la Suprema corte con l’ordinanza 24 luglio 2017 n. 18239.

Il caso specifico – Nella specie la corte territoriale – nel ritenere che l’erroneo mancato coinvolgimento, nel corso del giudizio di primo grado, dell’impresa indicata per il Fondo di garanzia per le vittime della strada – con la conseguente impossibilità, per il giudice adito, di pronunciare alcuna condanna, in favore del danneggiato, per il conseguimento del credito risarcitorio contestualmente accertato -, aveva ingiustificatamente ritardato la realizzazione degli interessi dell’avente diritto per l’inescusabile colpa grave del professionista e, quindi, ha accertato la responsabilità contrattuale di quest’ultimo, individuando coerentemente il danno patito nella imposta introduzione del giudizio d’appello al fine di ottenere il titolo necessario al conseguimento di quanto allo stesso spettante. In applicazione del principio che precede la S.C: ha confermato tale pronunzia.

Sull responsabilità professionale dell’avvocato – Nello stesso senso, la responsabilità professionale dell’avvocato può scaturire anche da una scelta processuale che, pur di per sé non erronea o controproducente, nondimeno ritardi la realizzazione dell’interesse del cliente, Cassazione, ordinanza 26 luglio 2010, n. 17506, in Diritto & Giustizia, 2010, secondo cui, pertanto, è manifestamente infondato il ricorso col quale si censuri la sentenza di merito che abbia fatto applicazione del suddetto principio. (Nella fattispecie la negligenza professionale è consistita nella instaurazione di un giudizio ordinario invece di un ricorso monitorio nonostante l’idonea prova scritta del credito).

In tema di responsabilità dell’avvocato, si è precisato – tra l’altro – in giurisprudenza:
– l’indicazione della data dell’udienza di comparizione in un atto d’appello in materia civile non richiede la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà; pertanto l’avvocato, che abbia redatto e/o notificato un atto d’appello privo di tale indicazione, essendo venuto meno al dovere di diligenza valutato con riguardo alla natura dell’attività esercitata, è responsabile per l’inadempimento della obbligazione di mezzi assunta nei confronti del cliente ed è tenuto a risarcirgli il danno patito, equitativamente liquidabile dal giudice, se non sia possibile la prova del suo preciso ammontare, Cassazione, sentenza 27 marzo 2006 n. 6967, in Giustizia civile, 2006, I, p. 2036;
– il nesso di causalità tra la condotta colposa di un avvocato, che ha proposto tardivamente un’impugnazione, e il danno che, per effetto della stessa, il cliente abbia subito, sussiste soltanto se si accerta, sia pure con criteri necessariamente probabilistici, che il gravame, se tempestivamente proposto sarebbe stato giudicato fondato. Il cliente che richieda il risarcimento del danno subito a seguito di una tardiva proposizione di un’impugnazione, derivante da una condotta colposa dell’avvocato, deve specificare le circostanze che avrebbero portato a un esito favorevole nel giudizio d’appello, Cassazione, sentenza 26 febbraio 2002, n. 2836, in Responsabilità civile e previdenza, 2002, p. 1373;
– la responsabilità professionale dell’avvocato, la cui obbligazione è di mezzi e non di risultato, presuppone la violazione del dovere di diligenza media esigibile ai sensi dell’art. 1176, comma 2, Cc.Tale violazione, ove consista nell’adozione di mezzi difensivi pregiudizievoli al cliente, non è né esclusa né ridotta per la circostanza che l’adozione di tali mezzi sia stata sollecitata dal cliente stesso, essendo compito esclusivo del legale la scelta della linea tecnica da seguire nella prestazione dell’attività professionale, Cassazione, sentenza 28 ottobre 2004n. 20869, che ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva accertato la responsabilità professionale dell’avvocato per avere questi proposto una domanda di risarcimento dei danni per responsabilità processuale aggravata, ai sensi dell’art. 96 Cpc, dinanzi a un giudice diverso da quello che aveva deciso la causa di merito, così esponendo il cliente alla soccombenza nelle spese.

Gli orientamenti dei giudici di merito – Per i giudici di merito, App. Milano, sentenza 10 giugno 2006, n. 1466, in Giustizia a Milano, 2006, f. 7, p. 52: in tema di responsabilità professionale dell’avvocato, facendo applicazione del comune criterio secondo il quale la appropriatezza di una scelta difensiva non si può non valutare se non sulla base degli elementi tutti noti al patrocinatore al momento della proposizione della domanda, le scelte di strategia processuale operate devono ritenersi immuni da critiche, quando almeno sia stata fornita dal cliente documentazione incompleta. La responsabilità va anche esclusa quando: il caso si presenti di non facile risoluzione, quando in esso coesistano e si intreccino problematiche relative a questioni di nullità del contratto e a questioni della esistenza di una clausola compromissoria per arbitrato irrituale, intreccio dovuto al fatto che non sia del tutto preclusa la ipotesi che, in applicazione dei criteri di carattere generale, la nullità dell’intero contratto travolga anche la clausola arbitrale, aprendo così la via all’azione giudiziaria ordinaria. È da ritenere, quindi, che l’esistenza di questa sola possibilità valga a escludere sotto il profilo del fatto che, implicando il caso la soluzione di questioni tecniche di particolare complessità, l’errore sulla sussistenza della competenza degli arbitri, se vi fosse, non può dar luogo a un’ipotesi di responsabilità professionale, essendo pienamente compatibile con il dovere di diligenza media nell’esecuzione della prestazione richiesto dall’art. 2236 Cc.

La giurisprudenza costituzionale – Per la giurisprudenza costituzionale, nel senso che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art. 8291 Cpc,censurati, in riferimento agli art. 3 e 24 Cost., nella parte in cui – secondo il diritto vivente costituito dalla costante giurisprudenza di legittimità – dispongono che le spese di lite vanno comunque poste a carico della parte soccombente e non del difensore, anche quando la soccombenza è ascrivibile esclusivamente alla intempestiva proposizione dell’appello da parte dell’avvocato, in violazione dell’obbligo di normale diligenza professionale. La scelta del legislatore di mantenere separato il piano sostanziale del rapporto tra cliente e difensore, regolato dalle norme civilistiche del mandato che prevedono, in caso di colpa del mandatario, un risarcimento del danno non commisurato necessariamente al solo costo del processo, da quello tra parte, difensore e giudice, funzionale alle esigenze proprie del giudizio, nel quale confluiscono aspetti pubblicistici riguardanti anche l’esigenza di assicurare la difesa tecnica e di garantire una equilibrata posizione delle parti in lite, non è infatti irragionevole, né può essere evocato come tertium comparationis l‘art. 94 Cpc, il quale attiene all’istituto – del tutto distinto dalla rappresentanza tecnica – della parte in senso formale, che assume la qualità di parte per rappresentare quella sostanziale o per integrarne la capacità, mentre è del tutto infondata la dedotta violazione dell’art. 24 Cost., essendo sempre fatto salvo il diritto della parte di agire in separata sede nei confronti del difensore negligente, in base alle regole della responsabilità professionale, C. cost., ordinanza 30 novembre 2007, n. 405, in Giustizia civile, 2008, I, p. 42.