Il conflitto d’interesse vieta il rimborso delle spese legali al dipendente

(quotidianoentilocali.ilsole24ore.com) –  In riforma della decisione della Corte territoriale, la Corte di cassazione con la sentenza 16396/2017, precisa come il diritto al rimborso delle spese legali dei dipendenti pubblici non rappresenti un diritto soggettivo, essendo le stesse condizionate ai seguenti principi:
• assenza di conflitto di interessi con l’amministrazione di appartenenza;
• in mancanza di un conflitto di interessi, al fine del ristoro delle spese sostenute dal dipendente assolto con formula piena, è imprescindibile la preventiva comunicazione sin dall’apertura del procedimento penale, non essendo possibile soddisfare la richiesta di rimborso ex post;
• anche in presenza di comunicazione ex ante e in assenza di un conflitto di interessi, l’onere a carico della Pa deve essere in ogni caso limitato, in quanto ogni spesa aggiuntiva deve contemperare le esigenze economiche dei dipendenti coinvolti per ragioni di servizio, con quelle di limitazione degli oneri posti a carico dell’amministrazione.

La vicenda
La Pa ha negato il rimborso delle spese legali a un dipendente assolto in sede penale, in presenza di un conflitto di interessi con l’amministrazione, tale da precludere il rimborso delle spese a prescindere dall’esito definitivo del giudizio penale. Il Tribunale ha negato il diritto del dipendente al rimborso delle spese legali sostenute, dando ragione alla Pa, mentre la Corte di Appello in riforma della sentenza ha disposto il rimborso in quanto previsto espressamente dalle norme contrattuali anche se il contratto collettivo era stato stipulato successivamente alla data di avvio del procedimento penale. Inoltre, a nulla rilevava che il procedimento penale era iniziato nel 1992, l’assoluzione piena disposta nel 2003 e il rimborso richiesto dal dipendente nel 2004, in quanto secondo i giudici di Appello quello che contava era la piena assoluzione a prescindere da una eventuale richiesta avanzata solo ex post.

La posizione della Corte
La Cassazione, in completa riforma della sentenza della Corte territoriale, stabilisce i seguenti fondamentali presupposti per ammettere il rimborso delle spese legali sostenuti dai dipendenti assolti:
• l’articolo 41 del Dpr n. 270/1987 prevede che il conflitto d’interessi con l’amministrazione datrice sia in ogni caso preclusivo al rimborso delle spese legali, mentre, in assenza di conflitto d’interessi, lo stesso beneficio è riconosciuto solo in caso di proscioglimento dell’imputato;
• l’assenza di un conflitto di interessi, che potrebbe sussistere inizialmente mentre successivamente potrebbe venire meno con il pieno proscioglimento nel merito del dipendente pubblico, non giustifica ancora il diritto del dipendente a vedersi rimborsare le citate spese sostenute, in quanto la normativa prevede altre condizioni imprescindibili, ovvero la preventiva espressa richiesta da parte del dipendente sin dall’apertura del procedimento a suo carico. Nel caso di specie ha errato, quindi, la Corte territoriale nell’accogliere la domanda di rimborso per sopravvenuta sentenza definitiva di proscioglimento, nonostante lo stesso avesse presentato la richiesta solo nel 2004, a conclusione del giudizio penale. Secondo i giudici al fine di rendere predicabile un rimborso delle spese legali è onere del dipendente informare la Pa sin dall’apertura del procedimento penale, in quanto in mancanza di una comunicazione preventiva del suo coinvolgimento, per ragioni d’ufficio, in un processo penale o civile, o dell’indicazione da parte della Pa di un difensore di sua fiducia, non può ritenersi esistente in capo al dipendente un diritto al rimborso delle spese di difesa in via autonoma, né in capo all’amministrazione l’obbligo di farsi carico delle suddette spese (Cassazione n. 18944/2016 e n.18946/2016);
• qualora le citate condizioni dovessero realizzarsi (assenza di conflitto di interessi e comunicazione preventiva) il ristoro economico delle spese sostenute dal dipendente dovranno essere coerenti con la limitatezza delle risorse della Pa. In altri termini, ogni spesa aggiuntiva deve contemperare le esigenze economiche dei dipendenti coinvolti per ragioni di servizio, con quelle di limitazione degli oneri posti a carico dell’amministrazione (Cassazione Sezioni Unite n.13861/1987; Cassazione n.9173/2013).

Le conclusioni
Nel caso di specie avendo il dipendente comunicato solo ex post, ossia solo a seguito della piena assoluzione, il rimborso delle spese legali sostenute, in riforma della sentenza della Corte di Appello, la domanda deve essere rigettata non vantando il dipendente alcun diritto al rimborso delle spese legali sostenute in via autonoma.